Su mortu mortu. Il giorno dei morti in Sardegna

In: Tradizioni sarde Su: domenica, novembre 1, 2015
Su mortu mortu, is animas. Il rito della festa dei morti in Sardegna.

Su mortu mortu, Su Petti Coccone, Su pruadorgiu, is animas, su pane e su toccu, is panixeddas, su pane su binu, su biddiu longu, sos sonadores. Non importa come lo si chiama nei vari Paesi del Sardegna, la festa, il rito, la tradizione è sempre la stessa. Queste sono le parole che i bambini pronunciano quando, di buon mattino, bussano alle porte delle case e degli esercizi commerciali per prendere un piccolo dono "pro Sas animas”, per le anime, per quelle persone che ognuno ricorda e che non ci sono più, oppure per le anime del purgatorio.

Storicamente si tratta di una feste pre-cristiana, che risale a oltre 2000 anni fa, che con il tempo si è un po' trasformata e cristianizzata.

Sono evidenti gli aspetti comuni con Halloween, festa americana più spettacolare e commerciale, ma che vede anch'essa come protagonisti i bambini. Anche la zucca con la candela all'interno, simbolo della tradizione anglossassone, è presente nei ricordi degli anziani in alcune zone della Sardegna, come per esempio Gadoni. Tuttavia bisogna evitare che la contaminazione di Halloween e la spettacolarizzazione che ormai ha quest'ultima festa in tutto il mondo, vada a far perdere quello che era il significato originario della ricorrenza. 

Tutto nasce dalla convinzione che ogni anno, per l'appunto il giorno dei morti, i defunti tornino nelle case in cui hanno vissuto a banchettare. Per certi versi i bambini impersonificano queste persone e per questo motivo ricevono i doni. Anticamente si credeva che se i defunti il giorno dei morti fossero tornati a casa e non avessero trovato nulla da mangiare, si sarebbero successivamente vendicati. Per questo, la notte della vigilia, si lasciava la tavola imbandita "pro sas animas". Oggi questa credenza non esiste più ma è comunque bello, per ogni famiglia, mantenere una tradizione che, nel ricordo delle persone care, fa felici i bambini, che bussano alla porta a ciclo continuo.

Questa tradizione, anticamente presente in tutta la Sardegna, dal Campidano alla Gallura, si sta un po' perdendo, e resiste nei centri più piccoli. Anche a Nuoro per esempio è più radicata nel centro storico, a San Pietro, il quartiere più vecchio della città, mentre nelle zone periferiche è pressochè scomparsa. Qui i preparativi iniziano dal giorno prima, il giorno dei santi, e ogni famiglia inizia a mettere a disposizioni quello che il giorno seguente donerà ai bambini che busseranno alla porta. Si tratta dei dolci stagionali, su tutti i papassini, oppure dei classici frutti autunnali, castagne, noci e mandorle, mele cotogne, cioccolati e caramelle, insomma, beni che avevano a disposizioni le famiglie fino a qualche decennio fa. Solamente negli ultimi anni qualcuno ha iniziato a ricevere qualche moneta, oppure merendine, mantenendo lo spirito della festa ma adattando ai tempi quello che viene regalato.

Di buon mattino, l'indomani, i bambini, armati di sacchi o di buste, si uniscono in gruppi, più o meno numerosi, con i più piccoli che vengono presi in custodia dai più grandi, e si inizia il giro dell'isolato, bussando di casa a casa, e alla fatidica domanda del “Chi è?” si risponde tutti insieme “Su mortu mortu”, con la curiosità di immaginare cosa offrirà il proprietario di quella casa, a volte un vicino, un amico di famiglia, ma spesso uno sconosciuto che dona quello che può in nome di questa antichissima tradizione sarda.

Una mattinata che anima i quartieri, un via vai di bambini gioiosi, che vanno in giro rallegrando la città con il loro bottino, velocemente, per non perdere neanche un attimo di quella giornata, perché ogni attimo è prezioso, prima della grande divisione del tesoro frutto di tanta fatica.

Non si pretende nulla, a volte qualcuno fa finta di non esserci e non apre la porta, qualcuno apre e magari non ha avuto modo di preparare nulla, ma non importa, è una festa, avanti veloce all'altra casa. Alla fine il piccolo gruppo che per tutta la mattina ha battuto le vie del quartiere si riunisce, si svuotano i sacchi e si divide quanto ottenuto. E' il finale di una mattinata di festa per tutti, per i bambini, per il quartiere, per le famiglie, non sarà spettacolare e commerciale come Halloween, ma è la nostra tradizione, da conservare, perché è parte della nostra storia.

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