Sa Candelaria di Orgosolo

In: Tradizioni sarde Su: martedì, dicembre 30, 2014

Sa Candelarìa è un rito tradizionale che si celebra a Orgosolo ogni 31 dicembre. I bambini, in età compresa fra i quattro e i dodici anni, dal mattino fino a mezzogiorno vanno di casa in casa e ad ogni abitante che li accoglie ripetono "A nolla dàzes sa candelarìa?" (ci date la candelarìa?). Per l'occasione ogni famiglia prepara, per accogliere i piccoli, un pane apposito, “su cocòne de sa candelaria” che viene donato ai visitatori insieme a soldi e altri dolciumi. La preparazione del pane è una sorta di rito per le donne orgolesi che i giorni prima si riuniscono fra parenti o per vicinato, ed iniziano a preparare in casa il pane che la mattina prima del nuovo anno verrà distribuito.

Su cocone ha come ingredienti la farina di grano duro (sìmula) impastata con lievito, acqua tiepidasale e strutto. Dopo una lunga lavorazione l'impasto viene diviso in pezzi sferici, della grandezza di una arancia, e lasciato lievitare. Successivamente si procede a spianarli col mattarello fino a ottenere una sfoglia di circa 35 centimetri di diametro, la cosiddetta "tundìna". Dopo un'ulteriore lievitazione tra teli di lana, di lino o canapa (pànnos de ispica), si procede all'infornata. Come sempre quando si fa il pane nella tradizione sarda, l'impasto prima di essere messo al forno viene profondamente segnato con una croce, per benedirlo in modo che vada a buon fine. La cottura della "tundìna" avviene in forno caldo, con fiamma leggera, senza che venga voltata in modo che la faccia superiore rimanga bianca e lucida. Appena sfornato, il pane viene accuratamente spazzolato e, quindi, ordinato a strati. Il cocone poi viene diviso in quattro e ad ogni bambino spetta o uno o due quarti, a seconda della volontà del padrone di casa. Ogni casa prepara circa 450 cocones e quello che rimane dalla mattinata della candelaria viene consumato in casa o donato a parenti e amici non del posto. Oggi, se nella tradizione delle famiglie il pane costituisce ancora l'elemento centrale del rito, le nuove generazioni preferiscono ricevere soldi, frutta o biscotti, che sempre accompagnano il pane ad ogni visita.

Sa candelaria è molto sentita a Orgosolo e non vi è famiglia che si sottrae al rito, neanche quelle colpite da un lutto recente, le quali comunque offrono unicamente il pane.

A mezzogiorno i bambini terminano il loro giro ma sa candelaria non finisce qui. Vi è infatti l'appendice notturna che riguarda gli adulti, donne e uomini, che vanno a fare visita alle coppie che si sono sposate nell'anno che sta per finire. Oltre al pane i novelli sposi mettono a disposizione dei numerosi e vari visitatori dolci tipici sardi, liquori, vino, cioccolatini e torrone. Una tradizione che col tempo non sta scemando dato che spesso e volentieri accade che i giovani che hanno lasciato Orgosolo per vivere altrove tornino a casa dei genitori per condividere questo momento con il paese. Tradizione vuole che la visita notturna, che di solito inizia intorno alle nove di sera e si protrae fino a notte fonda, sia accompagnato da un canto di augurio:

Viva viva s'allegria

E a terra sos ingannos

Bonos prinzipios d'annos

Bos det Deus e Maria

Viva viva s'allegria

Dazzenollu su cocone

Pro more e Zesu Bambinu

Appazas dinare e binu

Tridicu e orju a muntone

Dazzenollu su cocone

 

Viva viva l'allegria

Siano abbattuti gli inganni

Un buon inizio d'anno

Vi dia Dio e Maria

Viva viva l'allegria

Datecelo, il pane

per amore di Gesù Bambino

Abbiate denaro e vino

Grano e orzo a mucchi

Datecelo, il pane.

Alla fine del canto i visitatori vengono invitati a entrare per ricevere “su cumbidu” e per prendere il pane.

In realtà la tradizione della Candelaria è relativamente recente, risale a una cinquantina di anni fa ma non si tratta di una ricorrenza inventata di sana pianta. Infatti precedentemente il 31 dicembre era un giorno particolarmente atteso dalle famiglie povere, la maggior parte, le quali si recavano ad elemosinare dalle famiglie benestanti, che sentivano quasi un obbligo sociale in tal senso. Gli antichi narrano che le condizioni di povertà all'epoca erano tali che i poveri venivano anche dai paesi vicini, Oliena e Mamoiada su tutti, e sfruttando l'anonimato garantito dall'oscurità delle strade e da scialli e berretti che camuffavano i volti, riuscivano a portare a casa gratuitamente pane bianco, lardo e salsicce.

Una sorta di redistribuzione sociale quindi, fatta nel pieno spirito natalizio del periodo, che con il graduale miglioramento delle condizioni economiche del paese è andata via via scomparendo, trasformandosi in un'accoglienza, nella comunità, dei nuovi nuclei familiare.

 

 

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